La psiche e il sogno nel buio di un cinema

1895: UNA CURIOSA COINCIDENZA. O FORSE NO? – È il 1895. Nel Salon Indien du Grand Café sul Boulevard des Capucines, a Parigi, i fratelli Lumière presentano il loro primo prodotto cinematografico. Nella sala gremita del locale “L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat” spaventa e lascia al contempo senza fiato gli spettatori. Nasce ufficialmente il CINEMA. 

Lo stesso anno, a milleduecentotrentacinque km di distanza, in una Vienna in piena espansione culturale e artistica, Freud esegue la prima interpretazione di un sogno. Nasce ufficialmente la PSICOANALISI. La settima arte e la nuova scienza nascono insieme. Per molti,una curiosa coincidenza. Per altri, invece, un gemellaggio tutt’altro che casuale.

SOGNO E FILM, QUALCHE ANALOGIA – È Cesare Musatti, padre fondatore della Società Psicoanalitica Italiana, uno dei primi studiosi a trovare analogie tra la logica dei linguaggi del sogno e del cinema, a partire dai meccanismi di identificazione e proiezione. Quel che Musatti racconta nei suoi Scritti sul cinema è l’esperienza vissuta dallo spettatore di fronte alla pellicola cinematografica, paragonando i meccanismi coinvolti a quelli che sono alla base dell’attività onirica. “Comodamente” diviso tra l’esperienza cosiddetta propriocettiva (l’ambiente reale) e l’esperienza visiva dello schermo, per la durata del film lo spettatore sceglierà di prediligere la seconda, sperimentando una situazione di regressione e di passività “attiva” che lo porterà ad attivare i processi di identificazione e di proiezione. Attraverso la prima, nell’ambiente comodo e “protetto” della sala cinematografica, potrà permettersi di identificarsi con uno o più personaggi, probabilmente proprio con quelli che soddisfano impulsi e desideri che non si concederebbe mai nella vita reale. (È il meccanismo di identificazione che, nella maggior parte dei casi, ci fa dire di un film: mi ha davvero coinvolto!)

Ecco un primo, importante, parallelismo tra sogno e film. Il sogno, già secondo S.Freud, è un luogo – spazio protetto in cui poter sperimentare vissuti, elaborare contenuti altrimenti inespressi e inesprimibili. All’epoca si parlava di rimozione: il sogno come possibilità per elementi e contenuti mentali rimossi (desideri, pulsioni, tendenze inconsce) di poter emergere e affiorare alla coscienza. Anche qui, dunque, vi è un canale in cui emozioni, desideri e pulsioni vanno a riversarsi, una via attraverso cui canalizzare ciò che nella veglia o fuori dalle luci spente di una sala cinematografica, non riesce a prendere forma.

Così come l’identificazione, anche la proiezione che agisce contemporaneamente ad essa, è di fondamentale importanza. Anche qui lo spettatore “sposterà” (proietterà, appunto) parti di sé (desideri, sentimenti, caratteristiche) sul personaggio, permettendosi di vivere quel che nella realtà non accetta di riconoscere come proprio e che, inconsciamente, rifiuta e distanzia.

IL LEGAME TRA CINEMA E PSICANALISI – Come sostiene Giuseppe Riefolo, psichiatra e psicanalista della Società Psicoanalitica Italiana, esistono diversi modi di leggere questo rapporto. I casi, fondamentalmente, sono tre. Nel primo è la psicanalisi stessa il soggetto del film (pensiamo a I misteri dell’anima di G. W. Pabst (1926), per esempio o Freud – Passioni Segrete (1962) di Jhon Huston). 

Nel secondo il prodotto filmico diventa oggetto di analisi. Quale sarà stato il vissuto del regista? Gli psicanalisti tentano di rispondere a questo genere di domande attraverso un’analisi che definirei “noiosamente ossessiva” del prodotto filmico.  

E poi esiste un terzo caso, descritto alla perfezione da Riefolo e che questo blog vuole approfondire: “il terzo modello ci insegna che la psicoanalisi può essere importante perché utilizza le immagini neutre del film per attivare immagini potenziali che sono nello spettatore. Nella sala cinematografica le immagini del film si incontrano con le immagini potenziali dello spettatore e da questo incontro scaturisce il film che ciascuno ama, nato dalle risonanze interne che in quel film ha trovato la sua propria rispondenza”.  

È di questo tipo di cinema che questo blog vuole parlare. Un cinema evocativo, emozionalmente vivo, trascinante. Capace di grattare via la superficie, per arrivare a toccare corde intime, umane, invissute.